"Death Game" di Joanne Bonny
Tredici giocatori, un vincitore solo. La posta in gioco: ritornare in vita e avere una seconda possibilità. O in alternativa finire in pasto al Vuoto, un mostro tentacolare divoratore di anime. E dopo il nulla, né cielo né inferno.
Ofelia si trova suo malgrado a partecipare a questo gioco di morte. Non ricorda come ha fatto a finire tra i concorrenti, il suo cuore si è fermato nel sonno e l'unica cosa che può fare ora è sopravvivere. E non solo per salvare la sua anima, ma anche per ritrovare la sorella gemella Porzia e scoprire perché la odiava così tanto, al punto da distruggersi.
Non ci si può fidare dei concorrenti del Gioco della Morte. Come in Hunger Games, puoi costruire alleanze nella speranza di conquistare un giorno in più, ma alla fine il vincitore sarà uno solo. Non è consentito avere amici, chiunque può pugnalarti alle spalle quando meno te lo aspetti.
Eppure c'è Dante, con i suoi occhi scuri e l'aspetto tenebroso quanto affascinante, che attira Ofelia come la falena alla luce, per quanto ella tenti di restare razionale e scacciarlo. Dante che per primo la aiuta ad affrontare i suoi attacchi di panico. Dante che le permette di superare la prima prova quando tutto sembra perduto. Dante che sembra sapere sempre cosa prova davvero. Persino nelle sfumature più oscure dei suoi sentimenti.
E, man mano che il gioco avanza e i concorrenti cadono un dopo l'altro, tra i due nasce un amore che non doveva esserci. Un amore che non potrà avere un lieto fine, perché nella migliore delle ipotesi solo uno dei due riuscirà a sopravvivere.
Era da tempo che non leggevo un libro come Death Game. Ti tiene incollata alle sue pagine fino all'ultimo colpo di scena, e il finale ti spezza in due, per quanto per un istante ho temuto una red flag alla Twilight che per fortuna si è rivelata tutt'altro. E ha generato un plot twist pazzesco, insieme all'evoluzione di Ofelia da timida ragazzina piena di ansie a donna adulta e pronta a riabbracciare la vita che fino a quel momento aveva rifuggito.
Death Game è un romanzo incredibilmente maturo, che parla di morte e di rinascita, del tunnel della depressione e della luce che si trova nel momento in cui chi ne è vittima scopre di poter esistere ancora, per quanto si senta ormai morto. È una risalita verso la luce, e per farlo è necessario affrontare le proprie ombre. Per arrivare a qualcosa di meraviglioso e maledettamente imperfetto: la vita. Fatta di sentimenti, inciampi e continue rinascite.
Qualcosa che la Morte non potrà mai comprendere, ma solo invidiare e osservare da lontano, come in un sogno.
Leggerlo mi ha fatto stare bene, è stato come andare in terapia, per quanto costellata di mazzate emotive.
Lo consiglio a tutti coloro che vogliono finalmente affrontare le proprie ferite più profonde, e scoprire che in fondo al tunnel c'è sempre una speranza. E, anche se ne usciranno profondamente cambiate, dall'altra parte le aspetta un nuovo inizio, da percorrere con le proprie gambe.
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