Luce e Tenebra

 


Il secondo volume de La Compagnia della Serenissima.


Venezia, 1750. 

L’omicidio di uno degli uomini più fidati di Corrado Naradin scatena una terribile caccia alle streghe nelle calli ammantate di nebbia, di fronte alla quale la Compagnia della Serenissima, ormai allo sbando, non può che nascondersi agli occhi del mondo. Confinati sulla terraferma, Colomba e Luigi costruiscono giorno dopo giorno una nuova vita, nella quale sembrano essere finalmente liberi e felici. Ma l’irruzione di spie veneziane durante un ballo in maschera e l’improvvisa apparizione di una misteriosa Dama Bianca determinata a distruggerli fa capire ai giovani maghi che il momento di tornare a casa è ormai giunto. Inizia così un lungo viaggio che si snoda tra il sud della Francia e le brumose campagne venete, tra ville palladiane e strette viuzze medievali, durante il quale i confini tra la luce e la tenebra si assottigliano sempre di più man mano che i ragazzi si avvicinano alle risposte che riposano da secoli nel cuore della laguna, rischiando di dividere per sempre le loro strade. L’ultima speranza si nasconde in Palladio, il Sublime Maestro nominato a protezione della Serenissima, le cui tracce sembrano ormai svanite nel nulla. Seguito de "La Compagnia della Serenissima", "Luce e Tenebra" è un fantasy storico popolato da nuovi, indimenticabili personaggi, in cui l’azione e il mistero padroneggiano sullo sfondo di una Venezia ancora una volta magica e ammiccante, lontana dallo scalpiccio frenetico dei turisti, rivelandosi il teatro vivo e maestoso in cui preziosi alleati e temibili nemici si contendono il dominio di un potere nascosto e pericoloso, rischiando di cambiare per sempre il corso della Storia. 


«Vuotò il calice in pochi sorsi e lo posò sul primo vassoio che incontrò, fremendo dalla frustrazione, quando improvvisamente ogni sua terminazione nervosa si congelò all’istante. L’aveva notata in mezzo alla folla come una macchia di sangue su una superficie immacolata, e ciò bastò a farla rabbrividire. Era l’unica invitata a essere vestita completamente di bianco. Bianco era il lungo abito che la ricopriva fino ai piedi, ornato da fili d’argento. Bianco era l’ovale del volto di cartapesta che celava le sue vere sembianze, su cui si aprivano due buchi neri senza fondo. Che ora stavano fissando dritti nella sua direzione. Colomba rimase immobile dove si trovava, improvvisamente incapace di muovere un muscolo. I suoi occhi guardinghi sondarono la sconosciuta, cercando di capire con chi ce l’avesse. Solo allora si rese conto di essere completamente sola, con le spalle addossate a due colonne di stucco. Voleva lei, solo lei. La teneva inchiodata con quello sguardo insondabile, immobile come una statua di cera. La Dama Nera si chiese per un attimo se effettivamente avesse di fronte un essere umano o il frutto malato della sua immaginazione. Si fissavano a vicenda, studiandosi con impertinenza. Colomba avvertì il suo cuore accelerare i battiti. Che cosa stava aspettando? Che lei si muovesse? Che perdesse la calma? Chi diavolo era quella creatura?»

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